Le FAQ (Frequently Asked Questions) del Web

Questa FAQ è nata da un dubbio di Marino Bocchi, cui si e' incaricato di rispondere Massimo Bocca


Ho un dubbio: ma la diffusione della telematica, e il telelavoro con tutti i suoi indubbi vantaggi, non rischieranno di far perdere piu' posti di lavoro di quanti ne creeranno?


E' certamente un dubbio legittimo, ma personalmente ritengo che la possibilita' di decentrare i luoghi del lavoro vada vista come una risorsa, prima che come una minaccia.

Probabilmente molti lavori cambieranno nel futuro anche senza applicare coscientemente pratiche di TL: se l'addetto al posizionamento del pezzo sotto la pressa perdera' il suo posto, non sara' perche' qualcuno lo fara' da casa, ma piu' probabilmente perche' un tecnico coordinera' degli automatismi da un ufficio centrale in azienda. Alcuni lavori rischiano meno di venire cambiati, altri si modificheranno radicalmente, ma la causa sara' l'applicazione delle telecomunicazioni anche all'interno dell'azienda stessa: sara' un passo successivo - e a mio parere ben lontano nel tempo - il permettere a quel tecnico di comandare una pressa da 5000 tonnellate mangiando un panino a Ospedaletti, tramite un notebook e un cellulare.

In questo momento, pero', ritengo molto interessante l'impiego delle TLC per la creazione di nuove figure professionali: mentre il giornalista e il gestore di reti commerciali, il tecnico di assistenza clienti e il programmatore SW esistono gia', e con il TL cambiano solo il luogo dove lavorano, ma non il nocciolo duro di cio' che sanno e fanno, la possibilita' di non essere legati a un luogo definito permette gia' oggi la nascita di lavori nuovi, che alla fine bilanceranno - e' sempre stato cosi' - quelli che spariranno.

Certo che per approfittare di questa rivoluzione occorrera' una certa elasticita', l'abbandono definitivo del concetto di *lavoro fisso e sicuro per vent'anni*, la capacita' di innovarsi e di motivarsi autonomamente; il giorno che tutte le case avranno sistemi di gestione degli interni computerizzati (qualcuno ha letto il libro di Bill Gates?) potrebbero nascere degli *arredatori software*, che remotamente programmano e diffondono nelle case dei clienti particolari soluzioni per il funzionamento di TV, pannelli intelligenti, antenne paraboliche; gia' oggi lo spot della Bic in cui la biro sembrava un sottomarino e' stato realizzato da pubblicitari, grafici e copy completamente su Internet, e quindi *remotamente* per definizione. La Rete, infatti, o quello che ne nascera' negli anni, potrebbe fornire una base per applicazioni che gradatamente si spostano fuori dagli uffici dell'azienda: prima il PC, poi la LAN, poi Intranet e infine la delocalizzazione totale. E' impossibile prevedere oggi quali saranno gli sviluppi occupazionali di questa applicazione massiccia di TL, ma e' ragionevole supporre che, almeno per quanto riguarda gli impieghi *concettuali puri* (che per definizione non sono a numero chiuso, tanto che viene da ridere quando si sente dire che se questi tecnici anziani non vanno in pensione, i giovani non troveranno un lavoro), quando si faranno le somme si vedra' che - alla fine - ci saranno piu' posti di lavoro di prima.

Altro e' dire che tutti quelli che lavorano oggi lavoreranno domani (la statistica del pollo...), ma questo e' solo uno degli aspetti che potremo verificare nel tempo: le riconversioni sono sempre dure e difficili, soprattutto per quanti hanno la convinzione che arrivati a una certa eta' non ci sia piu' niente da imparare.

Massimo Bocca

http://www.sinet.it

© 1996 Patrizio Di Nicola, Roma, Italia

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