GIUSEPPINA PELLEGRINO

"TELELAVORO POSSIBILE E TELELAVORO MANCATO - CINQUE AZIENDE A CONFRONTO"

RELATORE: PROF.PEPPINO ORTOLEVA

UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI SIENA

FACOLTA' DI LETTERE E FILOSOFIA

CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE

(Tesi di laurea discussa il 2/10/98, votazione 110/110 e lode)

Il telelavoro (lavoro a distanza telematico) rappresenta un delle trasformazioni più attese e più pervasive del lavoro e della vita quotidiana, applicazione di primo piano della cosiddetta "Società dell'Informazione".

L'enfasi e la popolarità che si sono diffuse intorno al fenomeno che è stato indagato, tuttavia, si confrontano in Italia con una realtà deludente, fatta di poche sperimentazioni a termine formalizzate, in una nicchia significativa ma decisamente minoritaria di aziende (una decina in tutto).

Il divario che separa il telelavoro così come viene presentato nella letteratura e nel dibattito socio-culturale (aspetto analizzato nella prima parte della ricerca) dal telelavoro sperimentato, cioè praticato e applicato concretamente, è stato definito nella ricerca scarto letteratura/realtà, ed è stato assunto come chiave di lettura del fenomeno indagato.

Il concetto e il problema dello scarto letteratura/realtà o scarto teoria/pratica del telelavoro infatti ha orientato l'analisi sia delle linee caratterizzanti del fenomeno, sia del rapporto tra telelavoro e organizzazione, ed il tema dei modelli organizzativi affrontato nella seconda parte della tesi.

Una particolarità del dibattito organizzativistico recente, verificata attraverso alcune annate di riviste specializzate sia italiane sia internazionali, è la scarsa densità del telelavoro come tema legato all'innovazione tecnologica e organizzativa, che non compare quasi mai affrontato in maniera specifica ed autonoma: si può dire che questo elemento conferma lo scarto tra la rilevanza attribuita al telelavoro nell'immaginario collettivo e la ricerca sugli aspetti più concreti del fenomeno "telelavoro", ad esempio i suoi profili organizzativi.

Ma il problema dello scarto letteratura/realtà ha condotto anche all'individuazione delle due categorie dell'indagine sul campo, il telelavoro possibile e il telelavoro mancato, che danno il titolo alla tesi.

Uno dei problemi incontrati nella ricerca di un percorso di analisi e di lettura del fenomeno è stato quello di andare oltre i pochi casi italiani di telelavoro, che risultano ripetutamente analizzati e indagati nella letteratura e nelle ricerche sul tema.

La ricerca empirica su cinque aziende del settore informatico, che costituisce la terza parte della tesi, è stata dunque ispirata e condotta in base alla consapevolezza della ripetitività e della insufficienza dei casi di telelavoro sperimentato rispetto alla analisi di un fenomeno che tutto sommato è ancora una promessa, o poco più di una promessa.

Da qui il concetto e il problema del telelavoro mancato: anziché guardare a quelle poche aziende che fanno telelavoro a domicilio, sulla base di accordi sindacali e secondo lo schema della "sperimentazione a termine", si è guardato all'altra metà, l'altro volto del fenomeno, quello del non-telelavoro, o telelavoro mancato, e ci si è chiesti se questo è anche un telelavoro possibile, se cioè laddove attualmente non si fa telelavoro vi siano le premesse per farlo.

L'indagine sul campo ha riguardato cinque aziende (Carisiel, Sesa, Dada, Linea Informatica/Unicomp, Eurostrategie) di un settore considerato in letteratura altamente adatto al telelavoro o, in gergo, "telelavorabile": quello informatico-telematico o più in generale dei servizi avanzati, legati cioè alle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

Si tratta di cinque aziende diverse per dimensione, localizzazione geografica ed ambito operativo specifico, sebbene tutte siano appartenenti al settore informatico.

L'indagine ha utilizzato le tecniche del questionario e dell'intervista.

I questionari sono stati somministrati a lavoratori e dirigenti e questi ultimi - uno per ciascuna azienda - sono stati anche intervistati.

Le domande contenute nei questionari riguardano le caratteristiche dell'attività svolta (importanti per comprendere se il telelavoro mancato è anche possibile); le percezioni, le immagini e il livello di conoscenza del telelavoro; il rapporto con l'organizzazione di appartenenza.

I dati ottenuti dal campione più consistente, quello dei lavoratori, sono stati elaborati con il programma SPSS.

Per quanto riguarda i risultati dell'indagine sul campo, i motivi del telelavoro mancato, quelli per cui l'azienda non adotta il telelavoro, vedono al primo posto, secondo i dirigenti, la difficoltà di gestione organizzativa, seguita da normative incerte e assenza di attività adatte al telelavoro.

I motivi per cui invece il telelavoro non verrebbe adottato secondo i lavoratori sono soprattutto la riduzione delle relazioni con i colleghi (che conferma la percezione del rischio di isolamento e desocializzazione), seguito dalla minore possibilità di fruire dei servizi aziendali.

Un'altra componente del telelavoro mancato emerge dal questionario somministrati ai lavoratori, ed è l'uso della dotazione tecnologica (significativo è lo scarso utilizzo di Internet ed e-mail, pur essendo le aziende esaminate appartenenti al settore dei servizi avanzati).

Le due variabili-chiave della ricerca, assunte come componenti del telelavoro possibile, sono state individuate nella telelavorabilità (variabile "casa", corrispondente alla domanda "Ritiene di poter svolgere da casa il proprio lavoro?") e nella propensione al telelavoro (variabile "part-time", corrispondente alla domanda "Sarebbe favorevole a lavorare da casa 2-3 giorni alla settimana?").

I coefficienti di correlazione tra queste due variabili e le altre variabili della ricerca sono in generale piuttosto bassi: il valore più alto è stato di

-0,28.

Per quanto riguarda l'analisi di regressione multipla, che ha consentito di porre in relazione più variabili rispetto ad una variabile assunta come dipendente, i valori del coefficiente di determinazione (R quadro) sono stati piuttosto bassi: questo significa che le variabili ipotizzate come significative per gli scopi della ricerca, a partire dalle principali asserzioni della letteratura, non sono, rispetto al campione considerato, davvero decisive ed esplicative.

La propensione al telelavoro e la telelavorabilità infatti risultano, nel campione considerato, indipendenti da variabili considerate cruciali per poter applicare o adottare il telelavoro, quali il livello di interazione comunicativa, il lavoro fuori orario, la distanza dal luogo di lavoro e l'importanza del lavoro individuale.

Il telelavoro possibile è stato inoltre analizzato come corrispondente ai motivi per cui l'azienda adotterebbe il telelavoro, cioè ai vantaggi percepiti da lavoratori e dirigenti.

Il telelavoro sarebbe finalizzato soprattutto, secondo i 12 dirigenti del campione, al miglioramento della produttività e al risparmio di tempo sugli spostamenti.

I vantaggi del telelavoro visti dai lavoratori mostrano invece che, tra i motivi per cui fare telelavoro, è particolarmente importante la maggiore flessibilità dell'orario di lavoro, che risulta infatti il vantaggio più percepito, seguito dalla possibilità di avere più tempo per la famiglia.

E' interessante notare che ben il 40% del campione attribuisce a questo vantaggio il punteggio 10, che corrisponde a "molto importante": una percentuale che va comparata con la variabile "flessibilità attuale dell'orario di lavoro". L'80% del campione infatti valuta molto o abbastanza flessibile il proprio orario di lavoro.

Questa enfasi sulla flessibilità può essere legata al livello approssimativo di conoscenza del fenomeno (il 68% ha sentito parlare di telelavoro), ma è possibile che il concetto di flessibilità dell'orario sia altrettanto vago e indefinito.

I risultati della ricerca confermano in sostanza lo scarto tra potenzialità e attualità, letteratura e realtà, arricchendo questo scarto di contenuti concreti ed interessanti, in particolare per quanto concerne la spiegazione del telelavoro possibile.

Oltre al concetto dello scarto tra letteratura e realtà del telelavoro, c'è un altro filo rosso che percorre tutta la tesi, ed è l'idea per cui nel telelavoro come innovazione tecnologica, tecnologia e società interagiscono tra di loro (o costruzione sociale della tecnologia).

Non vi è cioè una tecnologia che determina univocamente la società, né viceversa, bensì molteplici interazioni, sia negoziali, sia conflittuali, tra attori e gruppi sociali rilevanti.

Questa visione della tecnologia come frutto di costruzione sociale è stata applicata al telelavoro in quanto specifica innovazione che incorpora in sé non solo un'idea di società diffusa ormai nell'immaginario collettivo, ma anche molteplici interazioni tra gruppi sociali rilevanti, che sono stati individuati in un tentativo empirico.

I gruppi sociali identificati (governi ed istituzioni sovranazionali, ecologisti, associazioni di telelavoro, sindacati, mass-media, operatori di telecomunicazioni, donne, quadri) sono solo potenzialmente rilevanti, essendo il fenomeno in evoluzione e in via di definizione.

In particolare il gruppo degli operatori di tlc, si rivela centrale per il futuro del telelavoro, in quanto fa capo al tema cruciale dell'offerta commerciale di tecnologie per il telelavoro.

Un'offerta che attualmente non è possibile osservare nel nostro paese, se non in modo marginale per una tipologia particolare, quella di telelavoro mobile.

Il nuovo scenario della liberalizzazione del mercato potrebbe mutare questa situazione di stasi o di sostanziale disinteresse per il telelavoro come business..

E' probabile che su questo campo, si giocherà la partita più importante per capire se il telelavoro è soltanto una moda culturale, un esempio di retorica associata alle nuove tecnologie, o anche un'opportunità ed una prospettiva reale per lavoratori ed aziende.

Se e quando il telelavoro diventerà un business, sarà forse colmato il divario tra il telelavoro "possibile" e il telelavoro "mancato".